La Costituzione cancellata Emilio Isgrò
La Costituzione cancellata Emilio Isgrò

Il costituzionalista Carlo Esposito disse: “Il contenuto della democrazia non è che il popolo costituisca la fonte storica ideale del potere, ma che abbia il potere; non già che esso abbia solo il potere costituente, ma che a lui spettino i poteri costituiti; e che non abbia la nuda sovranità (che praticamente non è niente) ma l’esercizio della sovranità (che praticamente è tutto)”.

La Costituzione della Repubblica italiana entrò in vigore il 1 gennaio 1948 dopo circa due anni di incessante lavoro dell’Assemblea costituente, della quale fecero parte 207 democristiani, 115 socialisti 104 comunisti 41 liberali ed altre formazioni minori per un totale di 556 componenti (non tutti bolscevichi insomma).

Approvata il 22 dicembre 1947 con 435 voti favorevoli e 62 contrari fu promulgata dal Capo dello Stato il 27 dicembre entrando in vigore il 1 gennaio 1948.

Alla base della collaborazione tra la democrazia cristiana ed i partiti della sinistra, fu l’idea che il nuovo ordinamento non potesse più basarsi sul modello del vecchio Statuto Albertino (una Costituzione ottriata, concessa dal sovrano), dal momento che l’avvento della dittatura mussoliniana era stato un convincente monito a non ripetere esperienze costituzionali che erano state incapaci di impedire lo sbocco di governo autoritario che ne derivò.

Allo stato attuale il nostro bicameralismo è definito perfetto in quanto formato da due Camere che hanno gli stessi poteri e la stessa dignità.  Non esiste una Camera bassa ed una Camera alta, come invece nello Statuto Albertino, dove la Camera Alta era il Senato del Regno ed era Alta perchè i Senatori erano nominati dal re, come il principe di Salina de Il Gattopardo. La Camera dei deputati eletti dal popolo era la Camera Bassa. Mussolini sciolse il Senato creando la Camera dei Fasci e delle Corporazioni e quando i padri costituenti, furono chiamati a scrivere la legge fondamentale dello Stato, trovando il terreno vergine, senza Camera bassa e senza Camera alta decisero di fare due camere, entrambe elette dal popolo ed aventi la stessa statura.

Da qui il carattere radicalmente democratico ed antifascista della nostra costituzione, pensata e scritta affinchè potesse garantire la libertà e l’uguaglianza dei cittadini ma, soprattutto, la loro partecipazione alla vita istituzionale e, di conseguenza, il controllo dal basso di ogni potere dello Stato.

Il secondo comma del primo articolo della Costituzione recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. In questo senso la Costituzione garantisce l’elettività DIRETTA delle assemblee legislative, come ha evidenziato la stessa Corte Costituzionale nella sentenza n. 1 del 2014 quando ha affermato: “la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto […] costituisce il principale strumento di manifestazione della sovranità popolare”. Questa è la la ratio della dichiarazione di incostituzionalità del cosiddetto Porcellum (L. 270 del 2005): per l’“eccessiva divaricazione tra la comprensione dell’organo di rappresentanza politica (…) e la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto”.

I lavori della riforma cosituzionale Renzi-Boschi, poi approvata dalla Camera in seconda deliberazione il 12 aprile 2016, sono iniziati con un Parlamento delegittimato giuridicamente e politicamente, con parlamentari seduti sulle loro poltrone grazie al Porcellum, che però è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale e con parlamentari che, insicuri di essere rieletti, si sono esposti alla mercè del migliore offerente passando da un gruppo politico all’altro.

Con la riforma proposta, la Camera dei deputati, con un rovesciamento rispetto al passato non così lontano, sembrerebbe diventare la nuova Camera Alta. In essa siederanno infatti i deputati scelti dall’alto: dal governo e dai capi di partito.

Un certo Montesquieu scrisse: “Perchè non si possa abusare del potere bisogna che, per la disposizione delle cose, il potere arresti il potere” [Lo spirito delle leggi, libro XI, capitolo IV]. Sembra evidente non solo in questa proposta di riforma della legge costituzionale ma già nella stessa legge elettorale vigente (imposta al Parlamento con voto di fiducia), la volontà di verticalizzare il potere e gestirlo senza ostacoli e limiti da parte di nessuno, cittadini compresi. La nota stonata di questa proposta di riforma è che la richiesta di limitare il potere di chi comanda non viene dal basso ma è proprio il  governo a chiedere ai cittadini di svincolarlo da inutili pesi e contrappesi, facendo la solenne promessa di usare bene questo arbitrio.

L’Art. 138 della Costituzione prevede due possibili procedimenti per la revisione della Costituzione: l’uno con una maggioranza molto elevata pari ai 2/3 dei membri di ciascuna Camera, in modo tale da  comprendere l’opposizione (o comunque una sua parte); l’altro con una maggioranza minore (detta “assoluta”, pari alla metà più uno dei componenti) e subordinando l’approvazione definitiva al coinvolgimento popolare tramite referendum. Come nel caso del prossimo 4 dicembre. Vorrei però ricordare che il progetto di riforma costituzionale (risultato della seconda deliberazione della Camera di 630 deputati di cui 361 voti favorevoli alla maggioranza, 7 contrari e 2 astenuti)  può anche andare bene per una legge ordinaria attuativa dell’indirizzo politico della maggioranza di turno ma non per una legge di riforma costituzionale che richiederebbe una vasta condivisione dei parlamentari per poter essere accolta e legittimata dalla pubblica opinione, in quanto legge fondamentale dello Stato e quindi cosa comune.

Le costituzioni esistono per durare nel tempo e per garantire la democrazia, indipendentemente dal passaggio inevitabile delle maggioranze parlamentari che si alternano al potere. L’attuale legge elettorale, e per scrivere una legge elettorale a quanto pare sembra bastare un accordo interno al partito di maggioranza,  rende di per sè pericolosa la Costituzione. Potrebbe essere in buona fede il decisionista Renzi che chiede al popolo di svincolare il potere dai lacci imposti da una Costituzione evidentemante rigida ed obsoleta, promettendo solo il bene comune, con la sua volontà di fare, di attuare quelle riforme tanto attese dai mercati, dai grandi investitori e dalle grandi società del commercio globale. Ma il prossimo capo della maggioranza potrebbe essere un semplice demente od un invasato di turno e chissà come potrebbe giocare con la nostra inutile democrazia.

Ricordo che nel manifesto dei valori del Partito Democratico (facilmente consultabile sul sito del PD) c’è scritto “Il PD si impegna […] a mettere fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza”.