Non ricordo di aver dato il mio consenso a questa pletora di funzionari di stato dall’aria bovina, parassiti che si nutrono del bene comune, del mio in particolare.

Si muovono e agiscono con discrezione, questi vampiri, perché il potere ama la discrezione, perché lo scontro aperto è sintomo di fallimento, è spreco di energia.

E non c’è la ricerca dello scontro neppure nel disgusto di chi si oppone, o dovrebbe farlo, a chi fa fiera mostra della tanto declamata “aurea mediocritas”, che della saggezza classica preserva solo l’etimo nel suo continuo e confortante rimando alla “mediocrità”.

Anche la rabbia di chi è contro finisce per sprofondare negli spazi soffici e brumosi dell’opportunismo: terreno comune dove ci si accomoda su una lunga fila di scranni accanto al nemico, l’origine della passione originaria.

Si chiama fare politica.

Ho sognato di fare la rivoluzione e “nei sogni cominciano le responsabilità”.